1955 Nella provincia di Roma uno frate molto divoto
e santo vide questa mirabile visione. Essendo morto una notte
e la mattina sotterrato dinanzi alla entrata del capitolo
un frate carissimo suo compagno, il dì medesimo si
ricolse quello frate in uno canto del capitolo dopo desinare
a pregare Iddio e santo Francesco divotamente per l'anima
di questo frate suo compagno morto. E perseverando egli in
orazione con prieghi e con lagrime, di meriggio, quando tutti
gli altri frati erano iti a dormire, ecco che sentì
uno grande strascinìo per lo chiostro: di che subitamente
con grande paura egli dirizza gli occhi inverso il sipolcro
di questo suo compagno; e videvi stare in sulla entrata del
capitolo santo Francesco, e dietro a lui una grande moltitudine
di frati dintorno al detto sepolcro. Guarda più oltre,
e vide nel mezzo del chiostro un fuoco di fiamma grandissima
e nel mezzo della fiamma istare l'anima del suo compagno morto.
Guata dintorno al chiostro, e vide Gesù Cristo andare
dintorno al chiostro con grande compagnia d'Agnoli e di Santi.
E ragguardando queste cose con grande stupore, e' vede che,
quando Cristo passa dinanzi al capitolo, santo Francesco con
tutti que' frati s'inginocchia e dice così: «Io
ti priego, carissimo mio Padre e Signore, per quella inestimabile
carità la quale tu mostrasti alla umana generazione
nella tua incarnazione, che tu abbi misericordia della anima
di quello mio frate il quale arde in quel fuoco». E
Cristo non risponde niente ma passa oltre. E ritornando la
seconda volta e passando dinanzi al capitolo, santo Francesco
anche s'inginocchia co' suoi frati come prima e priegalo in
questa forma: «Io ti priego, piatoso Padre e Signore,
per la ismisurata carità che tu mostrasti alla umana
generazione quando moristi in sul legno della croce, che tu
abbi misericordia dell'anima di quel mio frate». E Cristo
similmente passava e non lo esaudiva. E dando la volta dintorno
al chiostro, ritornava la terza volta e passava dinanzi al
capitolo; e allora santo Francesco, inginocchiandosi come
prima, gli mostrò le mani e i piedi e 'l petto e disse
così: «Io ti priego, piatoso Padre e Signore,
per quello grande dolore e grande consolazione ch'io sostenni
quando tu imponesti queste istimate nella carne mia, che tu
abbi misericordia dell'anima di quel mio frate che è
in quello fuoco di purgatorio». Mirabile cosa! Essendo
pregato Cristo questa terza volta da santo Francesco sotto
il nome delle sue istimate, immantanente ferma il passo e
riguarda le istimate, esaudisce il priego e dice così:
«A te, frate Francesco, io ti concedo l'anima del frate
tuo». E in questo per certo volle onorare e confermare
le gloriose istimate di santo Francesco e apertamente significare
che l'anime de' suoi frati che vanno al purgatorio non più
agevolmente che in virtù delle sue istimate sono liberate
delle pene e menate alla gloria di paradiso, secondo le parole
che Cristo, imprimendogliele, disse a santo Francesco. Onde
subitamente, dette queste parole, quel fuoco del chiostro
isvanì, e 'l frate morto se ne venne a santo Francesco,
e insieme con lui e con Cristo tutta quella beata compagnia
gloriosa se ne andò in cielo.
Della qual cosa questo suo compagno frate ch'avea pregato
per lui, vedendolo liberato delle pene e menato in paradiso,
ebbe grandissima allegrezza; e poi innarrò agli altri
frati per ordine tutta la visione, e insieme con loro laudò
e ringraziò Iddio.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.